Ferragni, scansati!

di Chiara Oggioni Tiepolo

Poco tempo fa un amico fotografo, già vincitore di un paio di World Press Photo, mi confidò fra il divertito e il rammaricato che il post su Instagram che aveva riscosso il maggior successo era la foto di uno dei suoi gatti. Lui, così attento alla composizione dell’immagine, così studioso del colore, così impegnato nelle tematiche, così denso di contenuti, così sensibile nei confronti di grandi e piccole istanze, si è visto celebrare dalla rete per il ritratto di un felino. Caso isolato? Macché, sul gradimento direttamente proporzionale al numero di animaletti postati ci si potrebbe costruire un teorema matematico. Nessuno sfugge.

Princess Cheeto

Né è certamente un mistero che a “tirare” sulle grandi testate (nazionali e non) online siano soprattutto le famigerate gallery di gattini. Sequenze zuccherose di immagini che ci fanno emettere versetti poco edificanti e dimenticare che il mondo fa schifo. Su Facebook, fra le innumerevoli, spopola la pagina “Canini&Gattini”, i cui iscritti sono costretti a esprimersi cambiando la desinenza di tutte le parole in –ini, pena l’esclusione dal gruppo non priva di pubblico ludibrio (spesso addirittura di insulti).

Coby the cat

Poteva forse Instagram, il social fotografico per eccellenza, fare eccezione? Poteva mancare un esercito di pellicciose bestiole a minare l’impero di fashion blogger e maggiorate? Eccoci dunque nell’era del pet influencer (meglio ancora se cat-fluencer) dove gatti, cani, orsetti lavatori e animali di natura varia posano come sapienti modelli in set fotografici appositamente creati per loro.

Nala cat

I numeri parlano da soli del gradimento loro riconosciuto, tanto da trasformare il fenomeno da casalingo e amatoriale a semi se non del tutto professionale. Arrivano così sponsor, inviti, celebrazioni sempre più diffuse e coinvolgimenti in grandi campagne.

La finta campagna Prada con protagonista Grumpy Cat, ritenuta inizialmente verosimile dalla rete

Nell’era dell’autopromozione e della trasformazione del sé in un vero e proprio oggetto di marketing, un intero esercito silente, e probabilmente inconsapevole, si sta facendo strada a larghi passi restituendo ancora una volta una nuova frontiera dell’immagine. Chissà che quanto prima la pet photography non diventi una branca vera e propria dell’arte fotografica….

Navigare un mare di immagini

di Gianmarco Maraviglia

Su Instagram vengono caricate 3600 immagini al secondo, su Tumblr 20.000 al minuto e su Snapchat, il sistema di condivisione che permette di autodistruggere i file dopo poco tempo dalla loro ricezione, 104.000 al minuto.

L’artista olandese Erik Kessels, nella sua istallazione “Photography In Abundance” alla Foam Gallery di Amsterdam, ha stampato tutte le foto postate in un solo giorno su Flickr, oltre un milione.

Il risultato è uno spiazzante viaggio attraverso vite lontane di cui riusciamo solo a percepire frammenti effimeri che vivono il breve tempo prima del post successivo.

Se la fotografia è memoria, cosa è destinato a rimanere nell’immaginario comune dell’era dello sharing? Per questo la permanenza è un tema fondamentale per capire il valore di un’immagine.

Questo vale sia per tutte le immagini del nostro privato e vissuto familiare che riescono, quasi magicamente a emozionarci, che, ancor più, per quello che coinvolge la nostra memoria storica e il racconto della nostra epoca.

Fissare nella storia visiva una traccia del nostro passaggio è importante per rivendicare la nostra identità. Per non essere dimenticati.

Ci sono foto diventate icone e simbolo di un periodo o di un evento, come i celebri esempi della foto dello sbarco ad Omaha Beach di Robert Capa, della bambina vietnamita bruciata dal napalm di Nick Ut, dell’esecuzione di Nguyen Van Lem di Eddie Adams e il ritratto di Arthur Sasse di Einstein.

In un’epoca in cui si producono e condividono così tante immagini, cosa ha la forza di radicarsi nella memoria collettiva e diventare simbolo?

Officine Fotografiche proverà a guardare al futuro per mostrare oggi come saremo percepiti. Attraverso il racconto di mostre, libri, progetti e grazie allo sguardo di fotografi che stanno raccontando il contemporaneo con immagini che potranno diventare icone future.