Asselin mette a disposizione gratuitamente il suo libro sulla Monsanto

Il libro cartaceo, pluripremiato, è ormai un oggetto da collezione, oltre che un “must have” per l’altissimo livello qualitativo. La mostra ha girato tutto il mondo. L’autore, Mathieu Asselin, è uno di quei fotografi impegnati e appassionati. Tanto da decidere di mettere a disposizione di tutti, gratuitamente, il pdf del suo libro. Perché questa storia, perché questa indagine, fa parte di quei grandi temi che bisognerebbe conoscere. Tutti.

Nato nel 2011, il progetto Monsanto®: a Photographic Investigation ha visto per cinque anni il fotografo Mathieu Asselin impegnato a documentare gli effetti nocivi, negli Stati Uniti e in Vietnam, di alcuni prodotti della multinazionale americana. Attraverso ritratti, foto di paesaggio, still life e materiali d’archivio (documenti, oggetti, video, testimonianze, articoli…) Asselin ha realizzato un’indagine approfondita a più livelli che ricostruisce in modo obiettivo – e, forse per questo, ancora più drammatico – la storia di Monsanto.

Il volume immerge il lettore nel complesso “sistema” della multinazionale statunitense, e lo fa conducendo l’inchiesta su un doppio binario. Vengono così mostrate le conseguenze delle altissime concentrazioni di policlorobifenili in Alabama, le vittime di terza generazione del defoliante Agent Orange utilizzato durante la Guerra in Vietnam, la pressione esercitata a livello globale sugli agricoltori a favore dell’utilizzo di sementi OGM, ma non solo.

Componente fondamentale del progetto è l’accurata ricostruzione delle strategie di marketing e comunicazione dell’azienda che rivelano, soprattutto grazie ai documenti più lontani nel tempo, una inquietante visione del rapporto natura-scienza. Emerge così che Monsanto® intrattiene “relazioni pericolose” con il governo degli Stati Uniti, soprattutto con la FDA (Food and Drugs Administration).

Mentre la multinazionale è impegnata a diffondere nuovi prodotti e tecnologie, scienziati, ecologisti, istituzioni a tutela dei diritti umani si battono per portare l’attenzione sui danni arrecati da Monsanto® in ambiti quali la salute pubblica, la sicurezza del cibo e la sostenibilità ecologica – questioni che determinano il futuro del pianeta. Muovendosi tra passato e presente, questo libro mostra come potrebbe essere il futuro se lasciato nelle mani di aziende come Monsanto®.

Per informazioni sul progetto: https://www.mathieuasselin.com/monsanto

Per scaricare gratuitamente il libro: https://www.mathieuasselin.com/store/monsanto-a-photographic-investigation-free-download

 

Un incontro con Andrea Camilleri. E con Robert Capa.

Testo e Fotografie di Luca Nizzoli Toetti
 
 
L’emozione per la morte di Camilleri tocca trasversalmente l’Italia intera.
Un anonimo esordio nel 1978 con “Il corso delle cose” dopo dieci anni di rifiuti; altri due libri, nel 1980 “Un filo di fumo” e nel 1984 “La strage dimenticata” senza nessun clamore. Negli anni 90 il grande successo, grazie all’editore Sellerio che lo invita a continuare a scrivere dopo una sua titubanza iniziale.
Da allora 97 libri pubblicati, 30 milioni di copie vendute e una generosissima quantità di interviste rilasciate. Non sta a me entrare nel dettaglio della sua opera letteraria: non ne ho la capacità critica e nemmeno l’ambizione. Ciò che posso fare, oltre a ricordare l’ammirazione di mia madre non solo per i suoi libri ma anche per la sua saggezza e lucidità nell’analisi delle questioni contemporanee, è ripensare all’incontro che ebbi con il Maestro siciliano nel 2008, nella sua casa romana. Un incontro preparato da Caterina Soffici, giornalista e scrittrice che l’avrebbe intervistato: a me il compito di fotografarlo . Della sua cordialità, della sua intensità sempre sostenuta da ironia e competenza, della sua vanità con cui giocava davanti all’obbiettivo della mia macchina fotografica mi ricordo oggi sfogliando le immagini realizzate in quel caldo luglio romano. 
 

Roma 3 luglio 2008, ANdrea Camilleri nella sua casa studio di Roma. Fotografia di Luca Nizzoli Toetti.

Vedendo queste fotografie mi torna in mente il suo racconto:
Lei che fa il fotografo, ma lo sa che incontrai Robert Capa in Sicilia durante la Campagna d’Italia nel 1943?”
Si alza in piedi e inizia a mimare la scena, a recitarla, come per volergli dare più credibilità:
“Eravamo nella Valle dei Templi, lui fotografava, chiedeva informazioni con un biglietto in mano con su scritto il suo nome vicino ad Agrigento e io, che all’epoca avevo vent’anni, gli diedi le indicazioni senza curarmi troppo di questo tizio vestito da militare senza pistola ma con in mano una piccola macchinetta fotografica.”
La dice così, tutta d’un fiato, poi si ferma per osservare lo stupore sul mio viso.
Silenzio.
Risata.
Sigaretta.
Grazie signor Camilleri.
 

Roma 3 luglio 2008, ANdrea Camilleri nella sua casa studio di Roma. Fotografia di Luca Nizzoli Toetti.

Roma 3 luglio 2008, ANdrea Camilleri nella sua casa studio di Roma. Fotografia di Luca Nizzoli Toetti.

Roma 3 luglio 2008, ANdrea Camilleri nella sua casa studio di Roma. Fotografia di Luca Nizzoli Toetti.

 
 
Robert Capa (celeberrimo fotografo di guerra, trai fondatori della Agenzia Magnum) al seguito delle truppe americane, si fece paracadutare in Sicilia nel 1943. Seguì le operazioni militari degli alleati realizzando un reportage sulla Campagna d’Italia che rimane una delle documentazioni fotografiche più importanti della Seconda Guerra Mondiale.
 

Primo giorno a Les Rencontres de la Photographie

testo e foto di Luca Nizzoli Toetti

 

Sapevamo di essere nel posto giusto, al momento giusto.
Il festival di Arles, Les Rencontres de la Photographie, riesce sempre a sorprenderci.
Intanto, con la gentilezza dei suoi abitanti, la città di Arles, che nel corso degli anni ha accettato la non sempre pacifica invasione di fotografi e affini, dimostra una capacità di accoglienza non comune.
In secondo luogo, ma non meno importante per noi che siamo arrivati qui affamati di fotografia, la qualità della proposta in termini di mostre e contenuti.

La prima mostra da cui viene naturale iniziare la visita, è ospitata ne l’Eglise des Frères Prêcheurs, un’antica chiesa gotica sconsacrata di fianco al cortile dove si ritirano i biglietti per accedere al festival: ‘Datazone’ di Philippe Chancel.
Un’immensa ricerca composta da 14 lavori realizzati in 15 anni sulla condizione del nostro pianeta: crisi ambientali, emergenze climatiche, sviluppo urbanistico folle, realtà distopiche.

Il lavoro di Chancel analizza il nostro mondo con lucidità e saggezza, proponendo 14 diversi corpi di lavoro pensati come soggetti singoli che formano un unico, mastodontico, completo reportage valorizzato dalla scenografica ambientazione della chiesa sconsacrata che ogni anno accoglie una della mostre più importanti dell’intero festival.

Philippe Chancel riesce a declinare la sua ricerca in 14 stili diversi dicendo: “Ho pensato a come rendere in modo diverso ogni lavoro, con stili che sembrano differenti, ma il fotografo è sempre lo stesso, sono io.”
Coinvolgente, intelligente, un lavoro di facile lettura e complessa analisi: una vera lezione di fotografia.

Arles, Les Rencontres de la photographie compie mezzo secolo.

Dal 1 Luglio 2019 ad Arles in Francia, inizia la 50esima edizione di Les Rencontres de la photographie.
La kermesse francese si è guadagnata nel corso degli anni la giusta nomea di luogo d’eccellenza per il confronto, la scoperta, l’approfondimento sulla fotografia contemporanea.


Con uno sguardo al passato, la consapevolezza del presente, e una giusta attenzione al futuro (l’unica cosa non fotografabile), gli incontri di Arles sono un contesto importantissimo per chi vuole confrontarsi, sia a livello professionale che amatoriale con la fotografia, immergendosi nella incredibile proposta culturale offerta sia nella prima settimana, quella di apertura in cui la cittadina francese viene invasa da professionisti da tutto il mondo e non è raro trovarsi a passeggiare per le vie arlesiane a fianco dei più celebri fotografi, come nelle settimane a venire, in cui le numerosissime mostre rimangono aperte al pubblico.

In questa edizione, che celebra il 50esimo compleanno del festival, nelle parole dell’ attuale direttore Sam Stourdzé, durante la conferenza stampa di presentazione, il ricordo dei fondatori Michel Tournier, Lucien Clergue e Jean-Maurice Rouquette e del lavoro visionario che fecero anni fa per creare questo luogo di incontro e di confronto per la comunità fotografica internazionale, ha lasciato il passo all’illustrazione delle idee e dell’impeto che ha portato l’organizzazione ad allestire 50 mostre per questa 50esima edizione.
“Les rencontre de la photographie” non subiscono quindi la crisi dei 50 e rilanciano con una edizione che lo stesso direttore definisce “sproporzionata, come l’energia che guida la fotografia.”

Durante la settimana di apertura, 1-7 luglio, noi di Officine Fotografiche vi racconteremo il festival con alcuni post da Arles, per condividere con voi la nostra immersione fotografica nel festival più importante dell’anno.

Qui il sito del festival con tutte le informazioni per partecipare al’evento.
https://www.rencontres-arles.com/fr

‘Una diversa bellezza. Italia 2003 – 2018’ una mostra di Emiliano Mancuso

Domani 13 giugno inaugura al Museo di Roma in Trastevere “Una diversa bellezza. Italia 2003-2018”, una mostra dedicata al lavoro del fotografo Emiliano Mancuso, scomparso prematuramente lo scorso anno. 

Rome, 2009. Via dei Fori Imperiali Roma, 2009. Via dei Fori Imperiali

La mostra è a cura di Renata Ferri che ha selezionato quattro differenti corpi di lavoro realizzati lungo l’arco di quindici anni in cui emerge un’umanità dolente, un’Italia ferita alla costante ricerca della sua identità in un perenne oscillare tra la conferma dello stereotipo e la cartolina malinconica.

Emiliano Mancuso ha usato tecniche e linguaggi diversi: bianco e nero, colore, immagini digitali o analogiche. E le polaroid, importanti poiché nella loro immediatezza accompagnano il passaggio dell’autore dall’immagine fissa a quella in movimento che lo porterà, nell’ultima parte della sua vita, a essere regista. Senza abbandonare il suo terreno d’indagine, semmai amplificandolo grazie all’audio e al video, Emiliano Mancuso traccia un paese intessuto di microstorie, di esperienze che ci appaiono nude nella loro sincerità. 

In mostra saranno esposte circa 150 fotografie che fanno parte dei principali lavori di Emiliano Mancuso:

Terre di Sud (2003-2008): un progetto fotografico sul Mezzogiorno che, nell’epoca della globalizzazione, si trova ancora a fare i conti con i vecchi termini della “questione meridionale”. Dal lavoro è stato realizzato un libro, Terre di Sud, pubblicato nel 2008 dalla casa editrice Postcart.

Stato d’Italia (2008-2011): un viaggio lungo tre anni attraverso l’Italia, alla ricerca di storie, cronache e volti della crisi economica e sociale: gli sbarchi di Lampedusa, Rosarno e la rivolta dei braccianti africani, i ragazzi di Taranto assediati dai fumi delle acciaierie Ilva. Anche questo lavoro è diventato un libro, Stato d’Italia, pubblicato nel 2011 da Postcart. 

Rome, 2009. Casilino ‘900 Roma, 2009. Casilino ‘900

Il Diario di Felix (2016): è un lavoro realizzato a Casa Felix, la casa famiglia di Roma dove vengono ospitati sia minori del circuito penale che scontano misure alternative al carcere, sia minori civili. Il Diario di Felix racconta l’ultimo anno di permanenza all’interno della struttura di un gruppo di otto ragazzi.

Le Cicale (2018, co-regia di Federico Romano): è un viaggio intimo della vita di quattro persone, già andate in pensione o in procinto di andarci, e il loro barcamenarsi per riuscire ad avere delle condizioni di vita dignitose nonostante una vita di lavoro.

I differenti capitoli della mostra sono accompagnati dai testi di Lucia Annunziata, Domenico Starnone e di Mimmo Lombezzi, oltre che della curatrice Renata Ferri.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale -Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è prodotta e organizzata da Officine Fotografiche con Zona, PCM Studio, Postcart edizioni in accordo con la famiglia di Emiliano Mancuso, ed è realizzata con il supporto di Digital Imaging partner di Canon. 

Jul 2005 Naples. Three girls going on the small engine to the sea to Posillipo

Biografia dell’autore 

Nato a Roma nel 1971, Emiliano Mancuso è stato un fotografo e regista che ha privilegiato come terreno d’indagine la realtà, soprattutto quella più invisibile e spesso taciuta. Dopo la laurea in Filosofia, Emiliano Mancuso sceglie la fotografia come mezzo espressivo per documentare la società contemporanea e le sue criticità, dapprima viaggiando a lungo in Amazzonia e successivamente dedicandosi prevalentemente al racconto dell’Italia e delle sue contraddizioni.
Nel 2006 pubblica il suo primo libro Made in Italy (ed. Trolley Books), in occasione del centenario della CGIL e nel 2008 Terre di Sud (ed. Postcart): un variegato e colorato affresco sul Mezzogiorno che nel terzo millennio è ancora alle prese con l’antica e mai risolta “questione meridionale”. L’Italia e le sue problematiche diventano l’oggetto di un nuovo percorso di approfondimento. Questa volta accompagnato da quattro giornalisti, perlustra il Paese seguendo delle aree tematiche: il dissesto idrogeologico, l’immigrazione, la crisi politica e istituzionale e la povertà, quest’ultimo tema caro all’autore, che riprenderà come regista, con differenti declinazioni, nei successivi documentari.
Il lavoro è raccolto nel volume Stato d’Italia (ed. Postcart, 2011). Docente appassionato, diventa direttore del Master in Fotogiornalismo contemporaneo presso Officine Fotografiche Roma. Ha collaborato con tutte le più prestigiose testate nazionali e internazionali. Dal 2012, pur senza abbandonare la fotografia, si dedica al linguaggio dell’audiovisivo e del documentario.  È del 2014 il suo primo lavoro, Il diario di Felix, realizzato interamente all’interno di Casa Felix, una casa-famiglia alla periferia est di Roma, che ospita minori con problemi familiari e penali.
Il lungometraggio è selezionato al Festival dei Popoli edizione 2015 nella sezione Panorama ed è nominato nello stesso anno al Globo d’oro come miglior documentario. Nel 2018 realizza con Federico Romano il documentario Le cicale, film dedicato agli anziani che vivono a Roma con la pensione minima. È un viaggio intimo nella vita di persone, pensionate o in procinto di esserlo, che si ritrovano a lottare per sopravvivere invece di godere una vecchiaia serena. Il documentario è stato selezionato in concorso al Festival Visioni dal mondo 2018.
Emiliano Mancuso muore prematuramente all’improvviso, nel settembre 2018.

 

Il mare che vorrei

In occasione di Milano PhotoWeek, la Rotonda della Besana si trasforma in un mare a cielo aperto.

Un percorso ispirativo ed educativo che parte dalla fotografia per coinvolgere adulti e bambini coinvolgendoli in un momento di incontro e scoperta su un tema centrale per la nostra contemporaneità: gli Oceani e la loro salvaguardia.

Un percorso fotografico dedicato agli Oceani in collaborazione con Underwater Photographer of the Year 2019. Nato nel 1965, UPY è il più prestigioso concorso fotogra co con l’obiettivo di celebrare il mondo sottomarino. In occasione di MPW, la Rotonda della Besana accoglie un racconto per immagini che mostrano la natura, le meraviglie degli abissi, il rapporto con l’uomo e i pericoli ai quali stanno andando incontro i mari.
Attraverso numeri, domande e suggestioni, che accompagnano il progetto, la fotogra a diventa uno strumento per creare un viaggio nelle meraviglie degli abissi e un percorso di sensibilizzazione e informazione adatto a tutti.

Sabato 8 giugno il MUBA e Daniele Papuli o rono ai più piccoli l’opportunità di partecipare a un atelier d’artista per realizzare un mare a cielo aperto: il percorso fotografico rappresenta il punto di partenza del laboratorio che muove dalle fotogra e per trasformare le ri essioni che emergono in un mare tridimensionale. I bambini, attraverso un materiale così semplice e antico come la carta, con frammenti, piccole geometrie ritagliate, sagomate o con segni e disegni raffigurano i tesori, l’habitat, gli abitanti e le loro visioni del mare.
Il risultato sarà visibile fino a domenica 9 giugno.

LOST IN CLICKING – Una maratona fotografica a Venezia

 

L’8 giungo 2019 si svolgerà a Venezia Lost in Clicking, una maratona fotografica della durata di un giorno (dalle 10 di mattina alle 9 di sera). I partecipanti saranno sfidati a scattare una serie di fotografie camminando per le calli e i campi di Venezia ispirati da una serie di tematiche che verranno consegnate nelle tappe dislocate in diverse aree della città: in ciascuna tappa, ad orari programmati, verranno svelati due temi da interpretare scatto dopo scatto.

Le foto, una volta consegnate a fine giornata, verranno esaminate da una giuria di professionisti del settore quali Luca Campigotto, Marco Garofalo, Vittoria Prignano e Angelo Vignali che decreteranno i tre vincitori.  Tutte le foto verranno poi messe in mostra in occasione dell’Art Night 2019 il 22 Giugno presso l’European Cultural Centre, nella sede di Palazzo Mora. Successivamente, grazie alla collaborazione della Municipalità di Venezia, Murano e Burano, saranno visibili al pubblico nella Sala del Consiglio di San Lorenzo, mentre una terza esposizione sarà invece ospitata da We_Crociferi.

Le foto, una volta consegnate a fine giornata, verranno esaminate da una giuria di professionisti del settore quali Luca Campigotto, Marco Garofalo, Vittoria Prignano e Angelo Vignali che decreteranno i tre vincitori.  Tutte le foto verranno poi messe in mostra in occasione dell’Art Night 2019 il 22 Giugno presso l’European Cultural Centre, nella sede di Palazzo Mora. Successivamente, grazie alla collaborazione della Municipalità di Venezia, Murano e Burano, saranno visibili al pubblico nella Sala del Consiglio di San Lorenzo, mentre una terza esposizione sarà invece ospitata da We_Crociferi.

Al sito www.lostinclicking.com, potrete trovare tutte informazioni, le regole della manifestazione e da cui è possibile effettuare la registrazione per partecipare. Un’opportunità da non perdere, un’occasione per i fotografi di guardare Venezia in modo differente, scoprire nuovi luoghi e incontrare altri fotografi!

Chiude Lens, la piattaforma fotografica del New York Times

di  Chiara Oggioni Tiepolo

La notizia circolava nei corridoi del web e del mondo fotografico da qualche giorno. Da quando, più precisamente, l’autorevole blog “aphotoeditor” (http://aphotoeditor.com/, molto noto fra gli addetti ai lavori) l’aveva anticipata: uno dei portali di fotografia più famosi del mondo ‘Lens‘ pubblicato dal The New York Times, chiuderà alla fine del mese.
Nella serata di ieri, la conferma da parte di Meaghan Looram, direttore della fotografia del celebre quotidiano, divulgata in primis via Facebook da uno degli stessi fondatori del sito, James Estrin.

Certamente Lens è sempre stato legato al fotogiornalismo puro lasciando poco spazio ad altri generi, come forse è normale che sia quando si è ‘targati’ con il nome di una testata fortemente ancorata all’analisi delle news. Tuttavia quel sito rappresenta una sorta di enciclopedia iconografica della nostra storia contemporanea. Guerre, crisi umanitarie, svolte politiche, trucide campagne elettorali, emergenze ecologiche, soprusi, momenti di cambiamento: sono tutti lì.
Allo stesso modo Lens ha costituito una consacrazione per tanti fotografi che, passando per lo storico edificio simbolo di un tipo di informazione indipendente e corretta, si sono visti pubblicare, sostenere e anche consacrare. Perché, anche in ambito fotografico, il NYT rappresenta una garanzia.

Ci si augura dunque che davvero quello che Estrin nel suo post definisce una pausa sia davvero solo un’interruzione momentanea dovuta a una revisione o a un’esigenza di restyling. Si parla continuamente di un mercato editoriale in crisi in senso assoluto e, a maggior ragione, relativamente alla produzione di immagini. Sarebbe un peccato e un fallimento, perdere un altro storico punto fermo.