De Pietri Artphilein Foundation con Artphilein Library e Artphilein Editions lanciano il DE PIETRI ARTPHILEIN FOUNDATION PHOTOBOOK PROJECT CONTEST

De Pietri Artphilein Foundation con Artphilein Library e Artphilein Editions lancia la prima edizione del concorso DE PIETRI ARTPHILEIN FOUNDATION PHOTOBOOK PROJECT CONTEST.

Il concorso è parte della Biennale dell’immagine di Chiasso, giunta quest’anno all’XI edizione, Bi11 Crash.

Il tema è, appunto, Crash  in tutti i suoi significati sia negativi (scontro, rottura) che positivi come rinascita, cambiamento. La partecipazione è gratuita ed aperta a tutti.

Premio per il vincitore:

(i) una residenza di 7 giorni presso Artphilein Library (alloggio incluso)

(ii) l’assistenza dell’Organizzatore in tutte le fasi di produzione del libro fotografico durante la residenza

(iii) un contributo finanziario di 5000 CHF (cinquemila franchi svizzeri) per la produzione del libro fotografico in almeno 150 copie, pubblicato da Artphilein Editions.

Per altre info e regolamento:

Concorso

MONDI | NEW WORLDS – LA IV EDIZIONE DEL PHOTOLUX FESTIVAL

Manca poco più di un mese all’inizio di uno degli appuntamenti più interessanti e attesi del panorama europeo interamente dedicati alla fotografia, il Photolux Festival – Biennale Internazionale di Fotografia di Lucca.

Dal 16 novembre all’8 dicembre 2019, l’iniziativa diretta da Enrico Stefanelli propone un ricco programma che ruota intorno al tema Mondi | New Worlds:

“In un anno in cui importanti avvenimenti della storia arrivano al loro anniversario, abbiamo voluto volgere lo sguardo, attraverso la narrazione fotografica, ad alcuni dei momenti salienti del Novecento”. 

Mondi | New Worlds – prosegue Enrico Stefanelli – è quello slancio verso la volontà di cambiare il passato, costruendo nel presente un mondo nuovo da consegnare al futuro: il racconto di avvenimenti che hanno per sempre mutato il corso della storia, nella volontà e nella speranza di rendere il mondo un posto migliore.”

Più di 20 mostre diffuse in sei sedi nel cuore di Lucca tra cui Palazzo Ducale, Ex-Cavallerizza, Villa Bottini e la chiesa di San Cristoforo, a cui si aggiungono all’interno del programma espositivo una serie di eventi collaterali, con partner nazionali e del territorio. Oltre a questo, una serie di appuntamenti a cui non mancare tra conferenze, workshop, letture portfolio e incontri con i protagonisti della fotografia internazionale.

Tra le esposizioni più attese, quella che celebra il 50° anniversario del primo uomo sulla Luna, il progetto Gossan: Mars Mission di Joan Fontcuberta e l’antologica di Romano Cagnoni a un anno dalla sua scomparsa.

Verranno, poi, assegnati i premi per le categorie PHOTOLUX AWARD, PHOTOBOOX AWARD, ROMANO CAGNONI PHOTOLUX AWARD, INTARGET PHOTOLUX AWARD, PHOTOLUX TRAVEL PHOTOGRAPHY AWARD.

Fil rouge di Photolux Festival 2019 è senza dubbio documentare il desiderio umano di spingersi al di là dei propri limiti, dalla scoperta di nuovi pianeti con l’esplorazione spaziale fino a un’approfondita analisi delle rivoluzioni sociali e politiche del Novecento, in particolare di questi ultimi cinquant’anni, dall’Iran alla Cina, dall’Est Europa a Cuba, avvenimenti che hanno consegnato alla storia luoghi diversi da quelli fino ad allora conosciuti, superando confini e convenzioni.

 

 

 

Il Vietnam negli scatti di Simone Sapienza

Charlie Surfs on Lotus Flowers di Simone Sapienza è stato selezionato tra i 20 talenti emergenti under 35 per il Foam Talents 2020, la call lanciata dal Foam di Amsterdam per fare il punto sulla fotografia contemporanea.

L’idea di Charlie Surfs on Lotus Flowers nasce nel 2015 come progetto di laurea quando Simone era studente presso l’ University of South Wales, Newport in Galles.

Duranti gli studi di fotografia, Simone viene colpito dalla storia della guerra in Vietnam, che non aveva affrontato nei programmi scolastici e che conosceva solo attraverso le suggestioni scaturite dal racconto nei film americani. 

Nello stesso periodo, in uno studio di comparazione dei prezzi del Big Mac nei fast food di tutto il mondod (Big Mac Index ) aveva notato come l’economia vietnamita stesse cambiando ed espandendosi velocemente.

Per produrre il lavoro si reca in Vietnam tre volte, tra il 2015 e il 2017 e, mentre il suo progetto di ricerca si sviluppa, lo sottopone ai migliori esperti di fotografia internazionale durante incontri e letture portfolio. 

Proprio da una lettura con Alex Bocchetto, durante FotoLeggendo 2016, prende spunto l’idea di una produzione editoriale, che vedrà la luce nel 2018 con l’uscita del libro omonimo, pubblicato da AKINA

Charlie Surfs on Lotus Flowers racconta l’espansione economica e sociale del Vietnam dei giorni nostri, ma anche la disillusione rispetto l’idea di rivoluzione, in uno stile allegorico e mai esplicito che mescola fiction e realtà. Gli Stati Uniti sconfitti da una delle guerre più drammatiche dell’ultimo secolo risultano infatti vincitori sul lungo periodo, poiché il 95% della popolazione vietnamita dichiara oggi di essere favorevole all’economia capitalista. Il paese è giovanissimo, l’età media è di circa 40 anni, l’economia è in forte espansione, ovunque si percepisce un forte ottimismo e tutti credono nel modello economico liberale, nonostante il Paese sia una delle cinque dittature comuniste rimaste al mondo.  

Anche se non è mai esplicito, lo sguardo di Sapienza, a 50 anni dal nostro boom economico e in piena crisi finanziaria, non può non guardare in maniera disincantata all’entusiasmo dei giovani vietnamiti, forti che l’economia capitalista consentirà loro di vivere una vita agiata e più felice.

Nato nel 1990 e figlio dell’epoca berlusconiana, Simone affronta anche il rapporto tra potere politico e spettacolo, con immagini che alludono allo spettacolo come strumento politico per compiacere e controllare le masse. Imponente è anche la ricerca iconografica che Simone ha compiuto negli archivi storici vietnamiti e che riporta nel suo lavoro, come la fotografia dell’autobus davanti a un cancello, rimando all’immagine del carro armato che si abbatte sull’ingresso del palazzo presidenziale durante la caduta di Saigon.

Charlie Surfs on Lotus Flowers rimane in mostra fino all’11 ottobre presso gli spazi di Officine Fotografiche Milano, Ingresso gratuito. 

Tommaso Protti ha vinto la X edizione del Carmignac Photojournalism Award

Il Carmignac Photojournalism Award, giunto quest’anno alla decima edizione e ​​dedicato all’Amazzonia e alle questioni relative alla deforestazione, è stato assegnato a Tommaso Protti.

Il vincitore è stato annunciato lo scorso 4 settembre a Visa Pour l’Image.

Araribóia, Brasile. Un membro della guardia forestale Guajajara in un momento di tristezza alla vista di un albero abbattuto abbattuto da sospetti disboscatori illegali nella riserva indigena dell’Araribóia nello stato di Maranhão.
© Tommaso Protti per Fondation Carmignac

Da gennaio a luglio 2019, il fotoreporter Tommaso Protti, accompagnato dal giornalista britannico Sam Cowie, ha viaggiato attraverso l’Amazzonia brasiliana. Dalla regione orientale del Maranhão, alla regione occidentale della Rondônia, attraverso gli stati di Pará e Amazonas, hanno interpretato la vita nell’Amazzonia brasiliana moderna, dove le crisi sociali e umanitarie si sovrappongono alla distruzione continua della foresta pluviale.

“Volevo illustrare le trasformazioni sociali, concentrandomi sulla verità velata dello spargimento di sangue e della distruzione che stanno attualmente avvenendo nella regione. Queste diverse forme di violenza sono le conseguenze dei cambiamenti nel mercato globale, nonché dell’aumento esponenziale del consumo globale, dalla cocaina alla carne bovina.  Gli scienziati affermano che la foresta sta raggiungendo un punto di non ritorno a causa della deforestazione, alimentata dal disboscamento illegale e a causa dell’accaparramento delle terre, l’espansione agricola, i settori statali e privati ​​hanno guidato progetti di sviluppo ed estrazione di risorse. Ritengo sia importante sensibilizzare su questa situazione e metterla in discussione ” (Tommaso Protti).

Araribóia, Brasile – I membri della guardia forestale Guajajara che pattugliano la riserva indigena Araribóia nello stato di Maranhão hanno picchiato un altro indigeno sospettato di collaborare con taglialegna illegali.
© Tommaso Protti per Fondation Carmignac

 

La decima edizione del Premio Carmignac sarà esposta alla Maison Européenne de la Photographie (MEP) a Parigi, dal 4 dicembre 2019.

Maggiori informazioni :

www.fondationcarmignac.com/en/project/the-amazon/

Grajaú, Brasile. Un’area disboscata nello stato meridionale di Maranhao vista dall’elicottero dell’IBAMA, l’agenzia nazionale ambiente del Brasile.
© Tommaso Protti per Fondation Carmignac

 

L’XI edizione del premio sarà dedicata alla Repubblica Democratica del Congo. C’è tempo per candidarsi fino al 16 ottobre 2019. 

Qui tutte le info: 

www.fondationcarmignac.com/en/project/democratic-republic-of-congo/

WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR 2019 – La fotografia naturalistica in mostra a Milano

Dal 4 ottobre al 22 dicembre presso la Fondazione Luciana Matalon, saranno presentate le 100 fotografie premiate alla 54° edizione del concorso fotografico organizzato dal Natural History Museum di Londra.

 

 

Una competizione a cui hanno partecipato fotografi professionisti e non di 95 paesi diversi, per un totale di 45.000 scatti in gara, selezionati per creatività, valore artistico e capacità tecnica da una giuria internazionale di specialisti.

In mostra le foto finaliste e vincitrici delle 17 categorie del premio: i due massimi riconoscimenti Wildlife Photographer of the Year 2018 e Young Wildlife Photographer of the Year 2018, per poi proseguire il percorso espositivo con Anfibi e rettili, UccelliInvertebrati, Mammiferi, Animali nel loro ambiente, Piante e funghi, Ambienti della terra, SubacqueeNatura urbana, Ritratti animali, Bianco e nero, Visioni creative, Portfolio, Giovani (fotografi da 10 anni a 17 anni).
Altre sezioni importanti sono quelle Documentarie con le categorie: Wildlife Photojournalism Award: Single Image e Wildlife Photojournalist Award: Photo Story.

 

 

L’olandese Marsel van Oosten ha vinto il titolo Wildlife Photographer of the Year 2018 per lo scatto The Golden Couple (categoria Animal Portraits), che raffigura due scimmie dal naso dorato nella foresta temperata delle montagne cinesi di Qinling, l’unico habitat per queste specie a rischio di estinzione.

 

 

Invece il sedicenne Skye Meaker ha ricevuto il premio Young Wildlife Photographer of the Year 2018 con il suo scatto Lounging Leopard, un leopardo che si sveglia dal sonno nella Mashatu Game Reserve, nel Botswana.

Un percorso espositivo suggestivo in cui si potranno incontrare animali rari nel loro habitat, passando da un remoto angolo del deserto, agli abissi del mare o al verde della giungla; un’incredibile esperienza visiva che offre scorci inediti e  punti di vista emozionanti, che spingono lo sguardo verso un ambiente da salvaguardare e da preservare nella sua varietà.

Wildlife Photographer of the Year
4 ottobre – 22 dicembre 2018
Fondazione Luciana Matalon
Foro Buonaparte 67 – 20121 Milano

ORARI
Tutti i giorni e festivi h 10 – 19 / Venerdì h 10 – 22 / Chiuso Lunedì

 

Asselin mette a disposizione gratuitamente il suo libro sulla Monsanto

Il libro cartaceo, pluripremiato, è ormai un oggetto da collezione, oltre che un “must have” per l’altissimo livello qualitativo. La mostra ha girato tutto il mondo. L’autore, Mathieu Asselin, è uno di quei fotografi impegnati e appassionati. Tanto da decidere di mettere a disposizione di tutti, gratuitamente, il pdf del suo libro. Perché questa storia, perché questa indagine, fa parte di quei grandi temi che bisognerebbe conoscere. Tutti.

Nato nel 2011, il progetto Monsanto®: a Photographic Investigation ha visto per cinque anni il fotografo Mathieu Asselin impegnato a documentare gli effetti nocivi, negli Stati Uniti e in Vietnam, di alcuni prodotti della multinazionale americana. Attraverso ritratti, foto di paesaggio, still life e materiali d’archivio (documenti, oggetti, video, testimonianze, articoli…) Asselin ha realizzato un’indagine approfondita a più livelli che ricostruisce in modo obiettivo – e, forse per questo, ancora più drammatico – la storia di Monsanto.

Il volume immerge il lettore nel complesso “sistema” della multinazionale statunitense, e lo fa conducendo l’inchiesta su un doppio binario. Vengono così mostrate le conseguenze delle altissime concentrazioni di policlorobifenili in Alabama, le vittime di terza generazione del defoliante Agent Orange utilizzato durante la Guerra in Vietnam, la pressione esercitata a livello globale sugli agricoltori a favore dell’utilizzo di sementi OGM, ma non solo.

Componente fondamentale del progetto è l’accurata ricostruzione delle strategie di marketing e comunicazione dell’azienda che rivelano, soprattutto grazie ai documenti più lontani nel tempo, una inquietante visione del rapporto natura-scienza. Emerge così che Monsanto® intrattiene “relazioni pericolose” con il governo degli Stati Uniti, soprattutto con la FDA (Food and Drugs Administration).

Mentre la multinazionale è impegnata a diffondere nuovi prodotti e tecnologie, scienziati, ecologisti, istituzioni a tutela dei diritti umani si battono per portare l’attenzione sui danni arrecati da Monsanto® in ambiti quali la salute pubblica, la sicurezza del cibo e la sostenibilità ecologica – questioni che determinano il futuro del pianeta. Muovendosi tra passato e presente, questo libro mostra come potrebbe essere il futuro se lasciato nelle mani di aziende come Monsanto®.

Per informazioni sul progetto: https://www.mathieuasselin.com/monsanto

Per scaricare gratuitamente il libro: https://www.mathieuasselin.com/store/monsanto-a-photographic-investigation-free-download

 

Un incontro con Andrea Camilleri. E con Robert Capa.

Testo e Fotografie di Luca Nizzoli Toetti
 
 
L’emozione per la morte di Camilleri tocca trasversalmente l’Italia intera.
Un anonimo esordio nel 1978 con “Il corso delle cose” dopo dieci anni di rifiuti; altri due libri, nel 1980 “Un filo di fumo” e nel 1984 “La strage dimenticata” senza nessun clamore. Negli anni 90 il grande successo, grazie all’editore Sellerio che lo invita a continuare a scrivere dopo una sua titubanza iniziale.
Da allora 97 libri pubblicati, 30 milioni di copie vendute e una generosissima quantità di interviste rilasciate. Non sta a me entrare nel dettaglio della sua opera letteraria: non ne ho la capacità critica e nemmeno l’ambizione. Ciò che posso fare, oltre a ricordare l’ammirazione di mia madre non solo per i suoi libri ma anche per la sua saggezza e lucidità nell’analisi delle questioni contemporanee, è ripensare all’incontro che ebbi con il Maestro siciliano nel 2008, nella sua casa romana. Un incontro preparato da Caterina Soffici, giornalista e scrittrice che l’avrebbe intervistato: a me il compito di fotografarlo . Della sua cordialità, della sua intensità sempre sostenuta da ironia e competenza, della sua vanità con cui giocava davanti all’obbiettivo della mia macchina fotografica mi ricordo oggi sfogliando le immagini realizzate in quel caldo luglio romano. 
 

Roma 3 luglio 2008, ANdrea Camilleri nella sua casa studio di Roma. Fotografia di Luca Nizzoli Toetti.

Vedendo queste fotografie mi torna in mente il suo racconto:
Lei che fa il fotografo, ma lo sa che incontrai Robert Capa in Sicilia durante la Campagna d’Italia nel 1943?”
Si alza in piedi e inizia a mimare la scena, a recitarla, come per volergli dare più credibilità:
“Eravamo nella Valle dei Templi, lui fotografava, chiedeva informazioni con un biglietto in mano con su scritto il suo nome vicino ad Agrigento e io, che all’epoca avevo vent’anni, gli diedi le indicazioni senza curarmi troppo di questo tizio vestito da militare senza pistola ma con in mano una piccola macchinetta fotografica.”
La dice così, tutta d’un fiato, poi si ferma per osservare lo stupore sul mio viso.
Silenzio.
Risata.
Sigaretta.
Grazie signor Camilleri.
 

Roma 3 luglio 2008, ANdrea Camilleri nella sua casa studio di Roma. Fotografia di Luca Nizzoli Toetti.

Roma 3 luglio 2008, ANdrea Camilleri nella sua casa studio di Roma. Fotografia di Luca Nizzoli Toetti.

Roma 3 luglio 2008, ANdrea Camilleri nella sua casa studio di Roma. Fotografia di Luca Nizzoli Toetti.

 
 
Robert Capa (celeberrimo fotografo di guerra, trai fondatori della Agenzia Magnum) al seguito delle truppe americane, si fece paracadutare in Sicilia nel 1943. Seguì le operazioni militari degli alleati realizzando un reportage sulla Campagna d’Italia che rimane una delle documentazioni fotografiche più importanti della Seconda Guerra Mondiale.
 

Primo giorno a Les Rencontres de la Photographie

testo e foto di Luca Nizzoli Toetti

 

Sapevamo di essere nel posto giusto, al momento giusto.
Il festival di Arles, Les Rencontres de la Photographie, riesce sempre a sorprenderci.
Intanto, con la gentilezza dei suoi abitanti, la città di Arles, che nel corso degli anni ha accettato la non sempre pacifica invasione di fotografi e affini, dimostra una capacità di accoglienza non comune.
In secondo luogo, ma non meno importante per noi che siamo arrivati qui affamati di fotografia, la qualità della proposta in termini di mostre e contenuti.

La prima mostra da cui viene naturale iniziare la visita, è ospitata ne l’Eglise des Frères Prêcheurs, un’antica chiesa gotica sconsacrata di fianco al cortile dove si ritirano i biglietti per accedere al festival: ‘Datazone’ di Philippe Chancel.
Un’immensa ricerca composta da 14 lavori realizzati in 15 anni sulla condizione del nostro pianeta: crisi ambientali, emergenze climatiche, sviluppo urbanistico folle, realtà distopiche.

Il lavoro di Chancel analizza il nostro mondo con lucidità e saggezza, proponendo 14 diversi corpi di lavoro pensati come soggetti singoli che formano un unico, mastodontico, completo reportage valorizzato dalla scenografica ambientazione della chiesa sconsacrata che ogni anno accoglie una della mostre più importanti dell’intero festival.

Philippe Chancel riesce a declinare la sua ricerca in 14 stili diversi dicendo: “Ho pensato a come rendere in modo diverso ogni lavoro, con stili che sembrano differenti, ma il fotografo è sempre lo stesso, sono io.”
Coinvolgente, intelligente, un lavoro di facile lettura e complessa analisi: una vera lezione di fotografia.

Arles, Les Rencontres de la photographie compie mezzo secolo.

Dal 1 Luglio 2019 ad Arles in Francia, inizia la 50esima edizione di Les Rencontres de la photographie.
La kermesse francese si è guadagnata nel corso degli anni la giusta nomea di luogo d’eccellenza per il confronto, la scoperta, l’approfondimento sulla fotografia contemporanea.


Con uno sguardo al passato, la consapevolezza del presente, e una giusta attenzione al futuro (l’unica cosa non fotografabile), gli incontri di Arles sono un contesto importantissimo per chi vuole confrontarsi, sia a livello professionale che amatoriale con la fotografia, immergendosi nella incredibile proposta culturale offerta sia nella prima settimana, quella di apertura in cui la cittadina francese viene invasa da professionisti da tutto il mondo e non è raro trovarsi a passeggiare per le vie arlesiane a fianco dei più celebri fotografi, come nelle settimane a venire, in cui le numerosissime mostre rimangono aperte al pubblico.

In questa edizione, che celebra il 50esimo compleanno del festival, nelle parole dell’ attuale direttore Sam Stourdzé, durante la conferenza stampa di presentazione, il ricordo dei fondatori Michel Tournier, Lucien Clergue e Jean-Maurice Rouquette e del lavoro visionario che fecero anni fa per creare questo luogo di incontro e di confronto per la comunità fotografica internazionale, ha lasciato il passo all’illustrazione delle idee e dell’impeto che ha portato l’organizzazione ad allestire 50 mostre per questa 50esima edizione.
“Les rencontre de la photographie” non subiscono quindi la crisi dei 50 e rilanciano con una edizione che lo stesso direttore definisce “sproporzionata, come l’energia che guida la fotografia.”

Durante la settimana di apertura, 1-7 luglio, noi di Officine Fotografiche vi racconteremo il festival con alcuni post da Arles, per condividere con voi la nostra immersione fotografica nel festival più importante dell’anno.

Qui il sito del festival con tutte le informazioni per partecipare al’evento.
https://www.rencontres-arles.com/fr

‘Una diversa bellezza. Italia 2003 – 2018’ una mostra di Emiliano Mancuso

Domani 13 giugno inaugura al Museo di Roma in Trastevere “Una diversa bellezza. Italia 2003-2018”, una mostra dedicata al lavoro del fotografo Emiliano Mancuso, scomparso prematuramente lo scorso anno. 

Rome, 2009. Via dei Fori Imperiali Roma, 2009. Via dei Fori Imperiali

La mostra è a cura di Renata Ferri che ha selezionato quattro differenti corpi di lavoro realizzati lungo l’arco di quindici anni in cui emerge un’umanità dolente, un’Italia ferita alla costante ricerca della sua identità in un perenne oscillare tra la conferma dello stereotipo e la cartolina malinconica.

Emiliano Mancuso ha usato tecniche e linguaggi diversi: bianco e nero, colore, immagini digitali o analogiche. E le polaroid, importanti poiché nella loro immediatezza accompagnano il passaggio dell’autore dall’immagine fissa a quella in movimento che lo porterà, nell’ultima parte della sua vita, a essere regista. Senza abbandonare il suo terreno d’indagine, semmai amplificandolo grazie all’audio e al video, Emiliano Mancuso traccia un paese intessuto di microstorie, di esperienze che ci appaiono nude nella loro sincerità. 

In mostra saranno esposte circa 150 fotografie che fanno parte dei principali lavori di Emiliano Mancuso:

Terre di Sud (2003-2008): un progetto fotografico sul Mezzogiorno che, nell’epoca della globalizzazione, si trova ancora a fare i conti con i vecchi termini della “questione meridionale”. Dal lavoro è stato realizzato un libro, Terre di Sud, pubblicato nel 2008 dalla casa editrice Postcart.

Stato d’Italia (2008-2011): un viaggio lungo tre anni attraverso l’Italia, alla ricerca di storie, cronache e volti della crisi economica e sociale: gli sbarchi di Lampedusa, Rosarno e la rivolta dei braccianti africani, i ragazzi di Taranto assediati dai fumi delle acciaierie Ilva. Anche questo lavoro è diventato un libro, Stato d’Italia, pubblicato nel 2011 da Postcart. 

Rome, 2009. Casilino ‘900 Roma, 2009. Casilino ‘900

Il Diario di Felix (2016): è un lavoro realizzato a Casa Felix, la casa famiglia di Roma dove vengono ospitati sia minori del circuito penale che scontano misure alternative al carcere, sia minori civili. Il Diario di Felix racconta l’ultimo anno di permanenza all’interno della struttura di un gruppo di otto ragazzi.

Le Cicale (2018, co-regia di Federico Romano): è un viaggio intimo della vita di quattro persone, già andate in pensione o in procinto di andarci, e il loro barcamenarsi per riuscire ad avere delle condizioni di vita dignitose nonostante una vita di lavoro.

I differenti capitoli della mostra sono accompagnati dai testi di Lucia Annunziata, Domenico Starnone e di Mimmo Lombezzi, oltre che della curatrice Renata Ferri.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale -Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è prodotta e organizzata da Officine Fotografiche con Zona, PCM Studio, Postcart edizioni in accordo con la famiglia di Emiliano Mancuso, ed è realizzata con il supporto di Digital Imaging partner di Canon. 

Jul 2005 Naples. Three girls going on the small engine to the sea to Posillipo

Biografia dell’autore 

Nato a Roma nel 1971, Emiliano Mancuso è stato un fotografo e regista che ha privilegiato come terreno d’indagine la realtà, soprattutto quella più invisibile e spesso taciuta. Dopo la laurea in Filosofia, Emiliano Mancuso sceglie la fotografia come mezzo espressivo per documentare la società contemporanea e le sue criticità, dapprima viaggiando a lungo in Amazzonia e successivamente dedicandosi prevalentemente al racconto dell’Italia e delle sue contraddizioni.
Nel 2006 pubblica il suo primo libro Made in Italy (ed. Trolley Books), in occasione del centenario della CGIL e nel 2008 Terre di Sud (ed. Postcart): un variegato e colorato affresco sul Mezzogiorno che nel terzo millennio è ancora alle prese con l’antica e mai risolta “questione meridionale”. L’Italia e le sue problematiche diventano l’oggetto di un nuovo percorso di approfondimento. Questa volta accompagnato da quattro giornalisti, perlustra il Paese seguendo delle aree tematiche: il dissesto idrogeologico, l’immigrazione, la crisi politica e istituzionale e la povertà, quest’ultimo tema caro all’autore, che riprenderà come regista, con differenti declinazioni, nei successivi documentari.
Il lavoro è raccolto nel volume Stato d’Italia (ed. Postcart, 2011). Docente appassionato, diventa direttore del Master in Fotogiornalismo contemporaneo presso Officine Fotografiche Roma. Ha collaborato con tutte le più prestigiose testate nazionali e internazionali. Dal 2012, pur senza abbandonare la fotografia, si dedica al linguaggio dell’audiovisivo e del documentario.  È del 2014 il suo primo lavoro, Il diario di Felix, realizzato interamente all’interno di Casa Felix, una casa-famiglia alla periferia est di Roma, che ospita minori con problemi familiari e penali.
Il lungometraggio è selezionato al Festival dei Popoli edizione 2015 nella sezione Panorama ed è nominato nello stesso anno al Globo d’oro come miglior documentario. Nel 2018 realizza con Federico Romano il documentario Le cicale, film dedicato agli anziani che vivono a Roma con la pensione minima. È un viaggio intimo nella vita di persone, pensionate o in procinto di esserlo, che si ritrovano a lottare per sopravvivere invece di godere una vecchiaia serena. Il documentario è stato selezionato in concorso al Festival Visioni dal mondo 2018.
Emiliano Mancuso muore prematuramente all’improvviso, nel settembre 2018.