Televisiva | La nuova mostra di Stefano De Luigi a Milano

Con il progetto inedito “Televisiva” del fotografo Stefano De Luigi, quattro volte vincitore del World Press Photo, Other Size Gallery by Workness di Milano inaugura la programmazione espositiva 2020 che sarà interamente dedicata alla fotografia d’autore.

Nei 32 scatti in bianco e nero – esposti dal 6 febbraio fino al 10 aprile nella mostra a cura di Giusi Affronti – la narrazione si concentra sull’universo televisivo italiano degli anni Novanta, la sua storia, i backstage e i personaggi, restituendo il fermo-immagine di un’epoca che ci parla in modo drammaticamente attuale anche dell’oggi.

In un periodo compreso tra il 1994, anno del primo governo Berlusconi, e il 2000, segnato dalla messa in onda del Grande Fratello, primo reality show italiano, Stefano De Luigi elabora il suo progetto fotografando i set televisivi di trasmissioni emblematiche di quel periodo creando un archivio di immagini dell’entertainment insieme a una galleria di ritratti di presentatori e starlette, da Mara Venier a Wendy Windham, da Paolo Bonolis a Platinette.

Tra satira e inquietudine, la fotografia di De Luigi scruta sotto la superficie di paillettes dello spettacolo televisivo, rappresentato come un microcosmo carnevalesco di showmen, ballerine e creature circensi nate dalla fantasia degli autori tv, e restituisce una rappresentazione umana grottesca che diviene metafora della politica e della società dell’Italia di oggi.

A distanza di venticinque anni dalla sua nascita, come una profezia, “Televisiva” denuncia il sistema di parole urlate e fake news, di facile sensazionalismo e di modelli di comportamento che, tra fascinazione e demagogia, si è traslato dalla dimensione virtuale della televisione al dibattito politico e alla quotidianità del paese reale.

Aperta la call per partecipare ai seminari gratuiti del Premio Ghost

Nel 2019 è stato istituito in Italia il primo premio dedicato alla valorizzazione delle figure attive nella post-produzione fotografica digitale.

Promosso dal MiBACT – Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana in collaborazione con Officine Fotografiche, il Premio Ghost si è proposto di sollevare l’attenzione sull’effettivo ruolo svolto da queste figure tecnico/creative di ambito fotografico e sulla genesi dei processi operativi della fotografia digitale, come sul lavoro di gruppo che può esservi dietro. Il concorso richiedeva la presentazione di un lavoro di post-produzione digitale composto da un massimo di 6 immagini, realizzato a partire da una o più fotografie di un unico autore (diverso dal post-produttore), di un testo di descrizione delle scelte interpretative e dei corrispondenti interventi di post-produzione, nonché la presentazione di un curriculum attestante l’attività professionale nel settore.

Ad ottobre 2019 si è conclusa la prima fase, con la proclamazione dei vincitori dei quattro premi di 4000 euro messi in palio: Hugo Weber (foto di Paolo Ventura), Alessandro Zoboli (foto di Alex Majoli), Paolo Lecca (foto di Gulio Di Sturco), Martina Romano (foto di Letizia Toscano).

La seconda fase del Premio si svolgerà nel 2020 e prevede che i vincitori partecipino ad una mostra dei lavori in concorso e tengano dei seminari a giovani under 35, tra fotografi, post-produttori e studiosi della materia, per illustrare le loro modalità operative in relazione ai lavori presentati in concorso e al rapporto instaurato col fotografo autore delle foto originarie.

I seminari sono in programma a Roma sabato 8 e domenica 9 febbraio 2020 presso gli spazi di Officine Fotografiche Roma (via Giuseppe Libetta,1), anticipati venerdì 7 febbraio da un talk di presentazione del progetto da parte dei promotori del Premio.

La partecipazione è gratuita e su selezione, limitata ad un gruppo di 20 persone. 

Nei seminari saranno discussi vari aspetti della post-produzione e del suo essere strumento creativo e progettuale, esplorando metodi e tecniche, nonché affrontando l’indispensabile confronto con l’autore che è alla base di una collaborazione riuscita.

La deadline per presentare domanda è il 17 gennaio 2020.

Qui tutte le informazioni sul programma e le modalità di partecipazione 

 

LA MAGNUM FOUNDATION ANNUNCIA I GRANT DEL 2019

Dal 2007 la Magnum Foundation ha supportato più di 250 fotografi in oltre 100 paesi. Nominata da una vasta rete internazionale di partner, la comunità di fotografi riflette un’interessante varietà di voci e prospettive. Quest’anno si è esteso a questa comunità di beneficiari del passato un invito a chiedere il supporto per progetti nuovi e in corso. Le sovvenzioni di quest’anno consistono in oltre $130.000 di finanziamenti diretti per i fotografi, che sono stati resi possibili grazie alla collaborazione con i partner che condividono l’impegno della Magnum Foundation di espandere il vocabolario visivo.

Congratulazioni ai dieci fotografi che con i loro progetti rappresentano una narrazione innovativa, socialmente impegnata e indipendente:

 

  • The Visual Legacy: Photographic Support for the Colombian Truth Commission | Stephen Ferry
  • Tatsuniya II | Rahima Gambo
  • On Rape | Laia Abril
  • Journalism as a Social Practice in Webster City, Iowa | Brendan Hoffman
  • Last Letters | Billy H.C. Kwok
  • Tiger Eye | Heba Khalifa
  • Hidden Histories | Robert Pluma
  • Collaboration with GUWODO | Esther Mbabazi 
  • Sacred Diaspora | Pedro Silveira
  • Wolves, Swallows, and Ewes: A Tale About Real Lives in El Salvador | Nadege Mazars

 

Con il generoso sostegno della Fondazione Henry Luce, è stata resa possibile la messa in atto di tre progetti che presentano nuove narrazioni sul complesso nesso tra religione e migrazione di Nadege Mazars, Robert Pluma e Pedro Silvera.

È stata avviata inoltre una nuova partnership con l’EHRP (Economic Hardship Reporting Project) per supportare la narrazione visiva di lavoro, povertà, insicurezza economica e questioni regionali negli Stati Uniti, e Brendan Hoffman è la prima fotografa sostenuta da questa collaborazione.

“Playing Slowly”, Tatsuniya series, Maiduguri, 2017

Susan Meiselas, presidente della Magnum Foundation e rinomata fotografa, sostiene invece una nuova iniziativa di finanziamento, Counter-Histories, che promuovere approcci sperimentali alla ricerca archivistica e storica, con fondi provenienti ​​da recenti riconoscimenti per il proprio lavoro. Progetti a lungo termine come quelli di Laia Abril, Stephen Ferry e Billy H.C. Kwok sono supportati proprio da questo fondo e dimostra la capacità della fotografia di offrire descrizioni alternative sia di narrazioni ufficiali che nascoste.

Ala Kachuu, Kyrgyzstan, 2019
From On Rape
Laia Abril / Les Filles du Calvaire

Rahima Gambo, Heba Khalifa ed Esther Mbabazi stanno coinvolgendo comunità di donne e ragazze che hanno subito persecuzioni di genere. Il progetto di Mbabazi è una partnership con la Gulu Women with Disabilities Union (Uganda), sostenuta dall’American Jewish World Service.

Tutti e dieci i beneficiari stanno attualmente lavorando ai loro progetti proposti e presenteranno i lavori completati nella primavera del 2020.

PARIS PHOTO 2019

Ha inaugurato ieri giovedì 7 novembre la 23° edizione di Paris Photo, una delle più grandi fiere d’arte internazionale dedicata interamente alla fotografia.

Nello storico Grand Palais di Parigi si sono riuniti 200 espositori da tutto il mondo che offrono a collezionisti ed appassionati i più diversi e rilevanti progetti fotografici del momento: 180 le gallerie che espongono i lavori dei grandi maestri e di giovani talenti cercando così di svelare il meglio della fotografia di oltre due secoli, 33 invece gli editori specializzati e distributori di libri d’arte, poiché la fotografia non esisterebbe senza il supporto cartaceo, essenziale per questo medium.

Paris Photo è l’occasione perfetta per avere l’accesso al meglio del mondo dell’arte legato alla fotografia, il programma, infatti, è molto fitto e include una serie di mostre in rinomate istituzioni pubbliche e private, premi, cicli di conversazioni con i curatori, artisti, collezionisti e critici, e una serie di eventi speciali che esplorano la spettacolare storia del medium fotografico, con un occhio di riguardo per la varietà delle visioni, pratiche e trend emergenti.

In particolare, il programma “In Paris during Paris Photo” collega un densa rete di istituzioni culturali attraverso la città di Parigi, tra cui alcune delle più ricche collezioni fotografiche del mondo. Aperta fino a domenica 10 novembre, la fiera è un’occasione da non perdere.

Da segnare in agenda, inoltre, l’appuntamento per il Paris Photo New York, dal 2 al 5 aprile 2020.

A FORMA MERAVIGLI VIVIAN MAIER A COLORI

Per la prima volta una selezione inedita di fotografie a colori della celebre tata fotografa: ha inaugurato ieri a Forma Meravigli  Vivian Maier. A colori, una mostra a cura di Alessandra Mauro e realizzata in collaborazione con la Howard Greenberg Gallery di New York, che resterà aperta fino al 19 gennaio 2020.

Un percorso espositivo che attraverso le immagini racconta la vita quotidiana dell’America tra gli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta. Vivian Maier guarda alla realtà come un osservatore invisibile, vagando per le strade di Chicago e New York cattura le storie di vita umana raccontando l’ironia, il calore, il paesaggio urbano, i bambini.

Già il 31 luglio la Huxley-Parlour Gallery di Londra presenta Vivian Maier: Colour Photographs, una mostra su questa parte meno conosciuta dell’archivio della fotografa che, per la prima volta, arriva in Europa. Ma anche a Trieste con la mostra The Self-Portrait and its Double curata da Anne Morin al Magazzino delle idee, toccano l’Italia 11 scatti a colori inediti di Vivian Maier.

La sua storia particolare ha influito sicuramente sul successo che ha riscosso negli ultimi anni: Vivian Maier era una babysitter che nel tempo libero amava scattare foto per strada, ma tutto il suo materiale fotografico è diventato un successo solo nel 2010, quando, dopo la sua morte a 83 anni, John Maloof acquisisce un archivio messo all’asta che comprendeva 150.000 immagini tra stampe, negativi, provini e rullini non sviluppati.

Una mostra, dunque, a cui non poter rinunciare, soprattutto per l’occasione di poter vedere alcuni scatti inediti della fotografa oltre che un vivido spaccato di vita americana.

Senza dubbio, Vivian Maier può essere considerata una delle prime poetesse della contemporanea fotografia a colori.” Joel Meyerowitz

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Vivian Maier a colori
Fino al 19 gennaio 2020
Da mercoledì a domenica dalle 11.00 alle 20.00
Lunedì e martedì chiuso
Forma Meravigli
Via Meravigli 5
20123 Milano
www.formafoto.it

 

 

 

Il Vietnam negli scatti di Simone Sapienza

Charlie Surfs on Lotus Flowers di Simone Sapienza è stato selezionato tra i 20 talenti emergenti under 35 per il Foam Talents 2020, la call lanciata dal Foam di Amsterdam per fare il punto sulla fotografia contemporanea.

L’idea di Charlie Surfs on Lotus Flowers nasce nel 2015 come progetto di laurea quando Simone era studente presso l’ University of South Wales, Newport in Galles.

Duranti gli studi di fotografia, Simone viene colpito dalla storia della guerra in Vietnam, che non aveva affrontato nei programmi scolastici e che conosceva solo attraverso le suggestioni scaturite dal racconto nei film americani. 

Nello stesso periodo, in uno studio di comparazione dei prezzi del Big Mac nei fast food di tutto il mondod (Big Mac Index ) aveva notato come l’economia vietnamita stesse cambiando ed espandendosi velocemente.

Per produrre il lavoro si reca in Vietnam tre volte, tra il 2015 e il 2017 e, mentre il suo progetto di ricerca si sviluppa, lo sottopone ai migliori esperti di fotografia internazionale durante incontri e letture portfolio. 

Proprio da una lettura con Alex Bocchetto, durante FotoLeggendo 2016, prende spunto l’idea di una produzione editoriale, che vedrà la luce nel 2018 con l’uscita del libro omonimo, pubblicato da AKINA

Charlie Surfs on Lotus Flowers racconta l’espansione economica e sociale del Vietnam dei giorni nostri, ma anche la disillusione rispetto l’idea di rivoluzione, in uno stile allegorico e mai esplicito che mescola fiction e realtà. Gli Stati Uniti sconfitti da una delle guerre più drammatiche dell’ultimo secolo risultano infatti vincitori sul lungo periodo, poiché il 95% della popolazione vietnamita dichiara oggi di essere favorevole all’economia capitalista. Il paese è giovanissimo, l’età media è di circa 40 anni, l’economia è in forte espansione, ovunque si percepisce un forte ottimismo e tutti credono nel modello economico liberale, nonostante il Paese sia una delle cinque dittature comuniste rimaste al mondo.  

Anche se non è mai esplicito, lo sguardo di Sapienza, a 50 anni dal nostro boom economico e in piena crisi finanziaria, non può non guardare in maniera disincantata all’entusiasmo dei giovani vietnamiti, forti che l’economia capitalista consentirà loro di vivere una vita agiata e più felice.

Nato nel 1990 e figlio dell’epoca berlusconiana, Simone affronta anche il rapporto tra potere politico e spettacolo, con immagini che alludono allo spettacolo come strumento politico per compiacere e controllare le masse. Imponente è anche la ricerca iconografica che Simone ha compiuto negli archivi storici vietnamiti e che riporta nel suo lavoro, come la fotografia dell’autobus davanti a un cancello, rimando all’immagine del carro armato che si abbatte sull’ingresso del palazzo presidenziale durante la caduta di Saigon.

Charlie Surfs on Lotus Flowers rimane in mostra fino all’11 ottobre presso gli spazi di Officine Fotografiche Milano, Ingresso gratuito. 

Tommaso Protti ha vinto la X edizione del Carmignac Photojournalism Award

Il Carmignac Photojournalism Award, giunto quest’anno alla decima edizione e ​​dedicato all’Amazzonia e alle questioni relative alla deforestazione, è stato assegnato a Tommaso Protti.

Il vincitore è stato annunciato lo scorso 4 settembre a Visa Pour l’Image.

Araribóia, Brasile. Un membro della guardia forestale Guajajara in un momento di tristezza alla vista di un albero abbattuto abbattuto da sospetti disboscatori illegali nella riserva indigena dell’Araribóia nello stato di Maranhão.
© Tommaso Protti per Fondation Carmignac

Da gennaio a luglio 2019, il fotoreporter Tommaso Protti, accompagnato dal giornalista britannico Sam Cowie, ha viaggiato attraverso l’Amazzonia brasiliana. Dalla regione orientale del Maranhão, alla regione occidentale della Rondônia, attraverso gli stati di Pará e Amazonas, hanno interpretato la vita nell’Amazzonia brasiliana moderna, dove le crisi sociali e umanitarie si sovrappongono alla distruzione continua della foresta pluviale.

“Volevo illustrare le trasformazioni sociali, concentrandomi sulla verità velata dello spargimento di sangue e della distruzione che stanno attualmente avvenendo nella regione. Queste diverse forme di violenza sono le conseguenze dei cambiamenti nel mercato globale, nonché dell’aumento esponenziale del consumo globale, dalla cocaina alla carne bovina.  Gli scienziati affermano che la foresta sta raggiungendo un punto di non ritorno a causa della deforestazione, alimentata dal disboscamento illegale e a causa dell’accaparramento delle terre, l’espansione agricola, i settori statali e privati ​​hanno guidato progetti di sviluppo ed estrazione di risorse. Ritengo sia importante sensibilizzare su questa situazione e metterla in discussione ” (Tommaso Protti).

Araribóia, Brasile – I membri della guardia forestale Guajajara che pattugliano la riserva indigena Araribóia nello stato di Maranhão hanno picchiato un altro indigeno sospettato di collaborare con taglialegna illegali.
© Tommaso Protti per Fondation Carmignac

 

La decima edizione del Premio Carmignac sarà esposta alla Maison Européenne de la Photographie (MEP) a Parigi, dal 4 dicembre 2019.

Maggiori informazioni :

www.fondationcarmignac.com/en/project/the-amazon/

Grajaú, Brasile. Un’area disboscata nello stato meridionale di Maranhao vista dall’elicottero dell’IBAMA, l’agenzia nazionale ambiente del Brasile.
© Tommaso Protti per Fondation Carmignac

 

L’XI edizione del premio sarà dedicata alla Repubblica Democratica del Congo. C’è tempo per candidarsi fino al 16 ottobre 2019. 

Qui tutte le info: 

www.fondationcarmignac.com/en/project/democratic-republic-of-congo/

WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR 2019 – La fotografia naturalistica in mostra a Milano

Dal 4 ottobre al 22 dicembre presso la Fondazione Luciana Matalon, saranno presentate le 100 fotografie premiate alla 54° edizione del concorso fotografico organizzato dal Natural History Museum di Londra.

 

 

Una competizione a cui hanno partecipato fotografi professionisti e non di 95 paesi diversi, per un totale di 45.000 scatti in gara, selezionati per creatività, valore artistico e capacità tecnica da una giuria internazionale di specialisti.

In mostra le foto finaliste e vincitrici delle 17 categorie del premio: i due massimi riconoscimenti Wildlife Photographer of the Year 2018 e Young Wildlife Photographer of the Year 2018, per poi proseguire il percorso espositivo con Anfibi e rettili, UccelliInvertebrati, Mammiferi, Animali nel loro ambiente, Piante e funghi, Ambienti della terra, SubacqueeNatura urbana, Ritratti animali, Bianco e nero, Visioni creative, Portfolio, Giovani (fotografi da 10 anni a 17 anni).
Altre sezioni importanti sono quelle Documentarie con le categorie: Wildlife Photojournalism Award: Single Image e Wildlife Photojournalist Award: Photo Story.

 

 

L’olandese Marsel van Oosten ha vinto il titolo Wildlife Photographer of the Year 2018 per lo scatto The Golden Couple (categoria Animal Portraits), che raffigura due scimmie dal naso dorato nella foresta temperata delle montagne cinesi di Qinling, l’unico habitat per queste specie a rischio di estinzione.

 

 

Invece il sedicenne Skye Meaker ha ricevuto il premio Young Wildlife Photographer of the Year 2018 con il suo scatto Lounging Leopard, un leopardo che si sveglia dal sonno nella Mashatu Game Reserve, nel Botswana.

Un percorso espositivo suggestivo in cui si potranno incontrare animali rari nel loro habitat, passando da un remoto angolo del deserto, agli abissi del mare o al verde della giungla; un’incredibile esperienza visiva che offre scorci inediti e  punti di vista emozionanti, che spingono lo sguardo verso un ambiente da salvaguardare e da preservare nella sua varietà.

Wildlife Photographer of the Year
4 ottobre – 22 dicembre 2018
Fondazione Luciana Matalon
Foro Buonaparte 67 – 20121 Milano

ORARI
Tutti i giorni e festivi h 10 – 19 / Venerdì h 10 – 22 / Chiuso Lunedì

 

Asselin mette a disposizione gratuitamente il suo libro sulla Monsanto

Il libro cartaceo, pluripremiato, è ormai un oggetto da collezione, oltre che un “must have” per l’altissimo livello qualitativo. La mostra ha girato tutto il mondo. L’autore, Mathieu Asselin, è uno di quei fotografi impegnati e appassionati. Tanto da decidere di mettere a disposizione di tutti, gratuitamente, il pdf del suo libro. Perché questa storia, perché questa indagine, fa parte di quei grandi temi che bisognerebbe conoscere. Tutti.

Nato nel 2011, il progetto Monsanto®: a Photographic Investigation ha visto per cinque anni il fotografo Mathieu Asselin impegnato a documentare gli effetti nocivi, negli Stati Uniti e in Vietnam, di alcuni prodotti della multinazionale americana. Attraverso ritratti, foto di paesaggio, still life e materiali d’archivio (documenti, oggetti, video, testimonianze, articoli…) Asselin ha realizzato un’indagine approfondita a più livelli che ricostruisce in modo obiettivo – e, forse per questo, ancora più drammatico – la storia di Monsanto.

Il volume immerge il lettore nel complesso “sistema” della multinazionale statunitense, e lo fa conducendo l’inchiesta su un doppio binario. Vengono così mostrate le conseguenze delle altissime concentrazioni di policlorobifenili in Alabama, le vittime di terza generazione del defoliante Agent Orange utilizzato durante la Guerra in Vietnam, la pressione esercitata a livello globale sugli agricoltori a favore dell’utilizzo di sementi OGM, ma non solo.

Componente fondamentale del progetto è l’accurata ricostruzione delle strategie di marketing e comunicazione dell’azienda che rivelano, soprattutto grazie ai documenti più lontani nel tempo, una inquietante visione del rapporto natura-scienza. Emerge così che Monsanto® intrattiene “relazioni pericolose” con il governo degli Stati Uniti, soprattutto con la FDA (Food and Drugs Administration).

Mentre la multinazionale è impegnata a diffondere nuovi prodotti e tecnologie, scienziati, ecologisti, istituzioni a tutela dei diritti umani si battono per portare l’attenzione sui danni arrecati da Monsanto® in ambiti quali la salute pubblica, la sicurezza del cibo e la sostenibilità ecologica – questioni che determinano il futuro del pianeta. Muovendosi tra passato e presente, questo libro mostra come potrebbe essere il futuro se lasciato nelle mani di aziende come Monsanto®.

Per informazioni sul progetto: https://www.mathieuasselin.com/monsanto

Per scaricare gratuitamente il libro: https://www.mathieuasselin.com/store/monsanto-a-photographic-investigation-free-download

 

Ami Vitale e la vita segreta dei panda

Un guardiano effettua un controllo sanitario sul cucciolo del panda gigante Xi Mei presso la Riserva naturale di Wolong gestita dal Centro di ricerca e ricerca cinese per il panda gigante nella provincia di Sichuan, Cina, 31 ottobre 2015. (Foto di Ami Vitale)

Travestirsi da panda per poterli fotografare, restando fedeli al proprio mantra professionale ed etico: “vivere la storia”. E’ così che Ami Vitale, ambasciatrice Nikon e fotografa di National Geographic, ha voluto raccontare come il Sichuan sta ripopolando la Cina del suo ambasciatore più famoso: il panda. Grazie a un accesso privilegiato e alla sua tenacia, la Vitale ha seguito e documentato la vita segreta degli orsi del bambù, il loro lungo percorso per tornare in un habitat naturale, sulle montagne della riserva forestale di Li Zi Ping, indossando un costume bianco e nero coperto di urina che le consentisse di avvicinare da “invisibile” i giganteschi animali e i loro cuccioli. E dimostrando quanto anche in un paese dove le cattive notizie ambientali sono all’ordine del giorno si possano trovare storie di speranza.

Il panda YeYe, 16 anni, aspetta nel suo recinto presso la Riserva naturale di Wolong gestita dal China Conservation and Research Center per il panda gigante nella provincia di Sichuan, Cina, 30 ottobre 2015. Il cucciolo di 2 anni di YeYe sta finendo l’addestramento prima di essere lasciato libero. (Foto di Ami Vitale)

Foto di Ami Vitale

D’altro canto l’autrice non è nuova a esperienze totalizzanti: andata in Guinea Bissau per documentare le conseguenze della guerra civile, è rimasta nel paese sei mesi, ha imparato la lingua locale, ha vissuto in capanne, contratto la malaria, lavorato al fianco delle altre donne (anche se ritenuta da loro inutile, visto che priva di marito e figli).

Una madre e il suo cucciolo giocano all’interno di un recinto del Wolong China Conservation & Research Center for the Giant Panda, (CCRCGP), 18 aprile 2015. Il cucciolo viene preparato a essere inserito nella foresta e i custodi dei panda devono indossare costumi da panda coperti da urina di panda in modo che non acquisiscano familiarità con gli umani prima di essere rimandati nella natura. (Foto di Ami Vitale)

Dopo la guerra, le emergenze sociali e umanitarie, le grandi istanze socio economiche, Ami ha deciso di dedicarsi alle tematiche naturali e ambientali, la grande urgenza del terzo millennio. I panda giganti, il loro ripopolamento e la perseveranza degli scienziati cinesi nel volersi opporre al rischio dell’estinzione della specie, resistendo alle lusinghe degli zoo di tutto il mondo e combattendo contro la deforestazione della loro casa (le foreste di bambù), sono solo parte di un suo più grande progetto di documentazione globale: in Kenya ha seguito le organizzazioni che preservano gli ultimi rinoceronti e gli elefanti, in Niger si è occupata delle giraffe. Ed è stata l’autrice del calendario Lavazza 2019 “Good to earth”, dodici storie di una buona interazione fra uomo e natura.

Foto di gruppo per 18 cuccioli nel centro Bifengxia per il panda gigante, nella provincia di Sichuan, Cina, ottobre 2015. (Foto di Ami Vitale)

Per informazioni sull’autrice: www.amivitale.com/

Per informazioni su “Panda Love: The Secret Life of Pandas”: https://www.amivitale.com/2018/01/panda-love-the-secret-lives-of-pandas-a-new-book-from-ami-vitale/

Ami Vitale “vestita” da panda.