Ami Vitale e la vita segreta dei panda

Un guardiano effettua un controllo sanitario sul cucciolo del panda gigante Xi Mei presso la Riserva naturale di Wolong gestita dal Centro di ricerca e ricerca cinese per il panda gigante nella provincia di Sichuan, Cina, 31 ottobre 2015. (Foto di Ami Vitale)

Travestirsi da panda per poterli fotografare, restando fedeli al proprio mantra professionale ed etico: “vivere la storia”. E’ così che Ami Vitale, ambasciatrice Nikon e fotografa di National Geographic, ha voluto raccontare come il Sichuan sta ripopolando la Cina del suo ambasciatore più famoso: il panda. Grazie a un accesso privilegiato e alla sua tenacia, la Vitale ha seguito e documentato la vita segreta degli orsi del bambù, il loro lungo percorso per tornare in un habitat naturale, sulle montagne della riserva forestale di Li Zi Ping, indossando un costume bianco e nero coperto di urina che le consentisse di avvicinare da “invisibile” i giganteschi animali e i loro cuccioli. E dimostrando quanto anche in un paese dove le cattive notizie ambientali sono all’ordine del giorno si possano trovare storie di speranza.

Il panda YeYe, 16 anni, aspetta nel suo recinto presso la Riserva naturale di Wolong gestita dal China Conservation and Research Center per il panda gigante nella provincia di Sichuan, Cina, 30 ottobre 2015. Il cucciolo di 2 anni di YeYe sta finendo l’addestramento prima di essere lasciato libero. (Foto di Ami Vitale)

Foto di Ami Vitale

D’altro canto l’autrice non è nuova a esperienze totalizzanti: andata in Guinea Bissau per documentare le conseguenze della guerra civile, è rimasta nel paese sei mesi, ha imparato la lingua locale, ha vissuto in capanne, contratto la malaria, lavorato al fianco delle altre donne (anche se ritenuta da loro inutile, visto che priva di marito e figli).

Una madre e il suo cucciolo giocano all’interno di un recinto del Wolong China Conservation & Research Center for the Giant Panda, (CCRCGP), 18 aprile 2015. Il cucciolo viene preparato a essere inserito nella foresta e i custodi dei panda devono indossare costumi da panda coperti da urina di panda in modo che non acquisiscano familiarità con gli umani prima di essere rimandati nella natura. (Foto di Ami Vitale)

Dopo la guerra, le emergenze sociali e umanitarie, le grandi istanze socio economiche, Ami ha deciso di dedicarsi alle tematiche naturali e ambientali, la grande urgenza del terzo millennio. I panda giganti, il loro ripopolamento e la perseveranza degli scienziati cinesi nel volersi opporre al rischio dell’estinzione della specie, resistendo alle lusinghe degli zoo di tutto il mondo e combattendo contro la deforestazione della loro casa (le foreste di bambù), sono solo parte di un suo più grande progetto di documentazione globale: in Kenya ha seguito le organizzazioni che preservano gli ultimi rinoceronti e gli elefanti, in Niger si è occupata delle giraffe. Ed è stata l’autrice del calendario Lavazza 2019 “Good to earth”, dodici storie di una buona interazione fra uomo e natura.

Foto di gruppo per 18 cuccioli nel centro Bifengxia per il panda gigante, nella provincia di Sichuan, Cina, ottobre 2015. (Foto di Ami Vitale)

Per informazioni sull’autrice: www.amivitale.com/

Per informazioni su “Panda Love: The Secret Life of Pandas”: https://www.amivitale.com/2018/01/panda-love-the-secret-lives-of-pandas-a-new-book-from-ami-vitale/

Ami Vitale “vestita” da panda.

Chiude Lens, la piattaforma fotografica del New York Times

di  Chiara Oggioni Tiepolo

La notizia circolava nei corridoi del web e del mondo fotografico da qualche giorno. Da quando, più precisamente, l’autorevole blog “aphotoeditor” (http://aphotoeditor.com/, molto noto fra gli addetti ai lavori) l’aveva anticipata: uno dei portali di fotografia più famosi del mondo ‘Lens‘ pubblicato dal The New York Times, chiuderà alla fine del mese.
Nella serata di ieri, la conferma da parte di Meaghan Looram, direttore della fotografia del celebre quotidiano, divulgata in primis via Facebook da uno degli stessi fondatori del sito, James Estrin.

Certamente Lens è sempre stato legato al fotogiornalismo puro lasciando poco spazio ad altri generi, come forse è normale che sia quando si è ‘targati’ con il nome di una testata fortemente ancorata all’analisi delle news. Tuttavia quel sito rappresenta una sorta di enciclopedia iconografica della nostra storia contemporanea. Guerre, crisi umanitarie, svolte politiche, trucide campagne elettorali, emergenze ecologiche, soprusi, momenti di cambiamento: sono tutti lì.
Allo stesso modo Lens ha costituito una consacrazione per tanti fotografi che, passando per lo storico edificio simbolo di un tipo di informazione indipendente e corretta, si sono visti pubblicare, sostenere e anche consacrare. Perché, anche in ambito fotografico, il NYT rappresenta una garanzia.

Ci si augura dunque che davvero quello che Estrin nel suo post definisce una pausa sia davvero solo un’interruzione momentanea dovuta a una revisione o a un’esigenza di restyling. Si parla continuamente di un mercato editoriale in crisi in senso assoluto e, a maggior ragione, relativamente alla produzione di immagini. Sarebbe un peccato e un fallimento, perdere un altro storico punto fermo.