Navigare un mare di immagini

di Gianmarco Maraviglia

Su Instagram vengono caricate 3600 immagini al secondo, su Tumblr 20.000 al minuto e su Snapchat, il sistema di condivisione che permette di autodistruggere i file dopo poco tempo dalla loro ricezione, 104.000 al minuto.

L’artista olandese Erik Kessels, nella sua istallazione “Photography In Abundance” alla Foam Gallery di Amsterdam, ha stampato tutte le foto postate in un solo giorno su Flickr, oltre un milione.

Il risultato è uno spiazzante viaggio attraverso vite lontane di cui riusciamo solo a percepire frammenti effimeri che vivono il breve tempo prima del post successivo.

Se la fotografia è memoria, cosa è destinato a rimanere nell’immaginario comune dell’era dello sharing? Per questo la permanenza è un tema fondamentale per capire il valore di un’immagine.

Questo vale sia per tutte le immagini del nostro privato e vissuto familiare che riescono, quasi magicamente a emozionarci, che, ancor più, per quello che coinvolge la nostra memoria storica e il racconto della nostra epoca.

Fissare nella storia visiva una traccia del nostro passaggio è importante per rivendicare la nostra identità. Per non essere dimenticati.

Ci sono foto diventate icone e simbolo di un periodo o di un evento, come i celebri esempi della foto dello sbarco ad Omaha Beach di Robert Capa, della bambina vietnamita bruciata dal napalm di Nick Ut, dell’esecuzione di Nguyen Van Lem di Eddie Adams e il ritratto di Arthur Sasse di Einstein.

In un’epoca in cui si producono e condividono così tante immagini, cosa ha la forza di radicarsi nella memoria collettiva e diventare simbolo?

Officine Fotografiche proverà a guardare al futuro per mostrare oggi come saremo percepiti. Attraverso il racconto di mostre, libri, progetti e grazie allo sguardo di fotografi che stanno raccontando il contemporaneo con immagini che potranno diventare icone future.

 

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